
Il Comune di Gorizia ha predisposto e applicato un’ordinanza molto restrittiva nei confronti di alcuni pubblici esercizi del centro cittadino. In sostanza, si impone la chiusura alle 24 dei bar di maggior successo della città. Il motivo andrebbe ricercato in un comitato di residenti stufo della confusione notturno. Un comitato, però, che interpellato in una riunione indetta dal consiglio di quartiere centro a fine 2007 ha chiaramente criticato il comportamento di alcuni concittadini, piuttosto che il cattivo esercizio dell’attività dei bar. Nonostante questa posizione, il Comune ha deciso di optare per la linea più semplice e al contempo dura: limito i bar, per limitare la confusione. La mossa ha funzionato e così, almeno per adesso, lo “stato di crisi” è risolto. Per ora, però. Infatti, la confusione si è semplicemente spostata nei pubblici esercizi esclusi dall’ordinanza. Tra poco, il malcontento sarà di altri concittadini. E il Comune cosa farà?
Ho avuto la fortuna di partecipare sia al famoso incontro indetto dal quartiere centro di Gorizia (presenti due assessore comunali, alcuni residenti stufi delle notti insonni e diversi titolari di bar), sia a una riunione voluta dai giovani di Gorizia, tenutasi ieri sera al bar Aenigma. Sentite, dunque, le posizioni di tutti, credo di poter dire che nessuno possa sentirsi nel giusto. Il dialogo, fondamentale in queste occasioni, manca della basi necessarie; ovvero ascoltare l’altro. Con queste premesse, mi sembra difficile, se non impossibile arrivare ad una soluzione definitiva. Qualcosa nei prossimi giorni cambierà, ma il problema si riproporrà tra N.mesi.
Dal mio punto di vista, solo attraverso un confronto ”maturo” tra le parti si potrebbe risolvere il problema. Partendo magari dall’assunto che Gorizia non può permettersi di chiudere i pochi bar che ci sono alle 24, soprattutto nel periodo estivo. In questo senso, il ruolo di capofila di tutto il discorso dovrebbe essere la classe politica amministratrice. Eletta, appunto, per amministrare la città, non per farla tornare un indietro di dieci e passa anni. Invece, la realtà mostra una situazione ben diversa. Fatta di schieramenti troppo accesi soprattutto da chi una soluzione dovrebbe trovarla. Ed è un peccato perché forse, rispettando prima di tutto la città di Gorizia, i problemi si potrebbero affrontare in modo diretto. Evitando, di conseguenza, di colpire una categoria (non quella dei bar, ma quella dei giovani d’età o di spirito) che nel rispetto delle regole ha diritto a svagarsi nella propria città.